Visita di una delegazione di bambini del Popolo Saharawi in Senato

Il 1 agosto si è svolto in Senato, nella Sala degli Specchi di palazzo Giustiniani, l’incontro tra la Presidente del Senato, sen. Casellati, e una piccola delegazione di bambini appartenenti al popolo Saharawi. L’incontro è stato promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Amici del Popolo Saharawi” di cui sono componente, in collaborazione con la Rete Solidale Italiana con il popolo Saharawi che ogni anno accoglie all’incirca 400 bambini saharawi ed i loro accompagnatori, per i mesi di luglio e agosto, regalando un periodo di vacanza, occupandosi della loro salute, facendoli interagire con modelli culturali diversi e facendoli uscire per un momento dalla loro condizione di rifugiati di

La questione dell’autodeterminazione del popolo Saharawi, che da oltre 40 anni vive diviso, in parte nei campi di rifugiati in Algeria e in parte nel Sahara occidentale sotto il dominio del Marocco è una delle vicende più controverse della storia contemporanea.

Una guerra durata 15 anni, ufficialmente conclusa, anche se il conflitto in realtà non conosce tregua. Un referendum per l’indipendenza richiesto dall’Onu che non è mai stato fatto, dopo oltre 50 anni d’attesa.

Da 40 anni il popolo Saharawi vive nei campi profughi, sconta il non concluso percorso di decolonizzazione dell’ex patronato spagnolo e la popolazione ancora oggi vive ostaggio della dominazione straniera, addirittura segregata da uno dei muri più lunghi ora esistenti, 2. 720 km di lunghezza, con torrette di presidio e marcato da mine anti uomo. Un muro lungo più di 2.000 chilometri nel deserto africano.

La situazione del popolo Saharawi rappresenta un caso emblematico della nostra epoca, ancora dominata dalla costruzione di muri che non sono di difesa ma strumenti di oppressione e di emarginazione. La situazione del Sahara Nord occidentale rappresenta una tra le diaspore più lunghe della storia.

La presenza di questa delegazione di bambini del popolo Saharawi testimonia non solo la grande attenzione delle nostre Istituzioni ma anche che si può compiere un gesto simbolico per alzare il velo di complicità e di silenzio che avvolge la vicenda, nella speranza di contribuire a rimettere in moto un processo di riconoscimento giuridico. E’ molto importante tenere alta l’attenzione della comunità internazionale.

La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che “il diritto all’autodeterminazione è norma di diritto internazionale generale, fondamentale e di carattere universale. Il che implica che tutti la devono rispettare e tutti possono chiederne il rispetto. Di conseguenza, se non si conclude il processo di decolonizzazione si sta violando il diritto internazionale perché si sta violando il diritto fondamentale del popolo all’autodeterminazione. E questo è

E’ importante portare questi temi all’interno delle nostre istituzioni perché si svolga una riflessione non solo etica ma soprattutto politica sulla necessità di garantire il rispetto del diritto.

http://www.senato.it/4534?album_presidente=2501

DDL AGGRESIONI PERSONALE SANITARIO: MANCANO LE RISORSE

Il principio va benissimo, ma è nel metodo e nel merito che ci sono carenze. ci siamo accorti che è un testo purtroppo bandiera, perché intanto è con invarianza finanziaria e questo già dice cosa significa una proposta di legge che non ha fondi da poter utilizzare». Inoltre, «costituisce un Osservatorio, al quale fanno parte ovviamente il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e via dicendo, ma che fa una raccolta dati, un’analisi dei fatti per vedere poi cosa mettere in pratica per poter contrastare questo fenomeno. Un’altra cosa che fa è quella di aggiungere un’ulteriore aggravante all’articolo 61 del codice penale che dice che anche nei confronti delle professioni sanitarie c’è un’aggravante di reato, ma questo non risolve il problema».

Assenti alcune misure richieste dalle categorie coinvolte. «Ci hanno detto “benissimo che ci avete messo all’attenzione, ma ci aspettavamo molto di più”»,. Cosa? «Che le aziende si costituissero parte civile, tutti ce lo avevano chiesto. Tuttavia, questi emendamenti non sono stati accolti, come anche la proposta di indicare come luogo giuridico l’azienda invece del domicilio». Quest’ultima misura in particolar modo tutelerebbe l’operatore sanitario da «eventuali ripercussioni e proprio per dare l’idea che l’operatore non rimanga da solo di fronte a un caso di violenza».

Intervenire anche sulla “solitudine fisica” degli operatori sanitari. «Un altro emendamento importante era quello di considerare la valutazione del rischio nei luoghi dove si svolgono le attività. Faccio un esempio, abbiamo visto tante donne, soprattutto medico, che vengono aggredite mentre fanno la guardia medica. Noi abbiamo detto di fare una valutazione ulteriore visto che abbiamo il decreto legislativo 81 che su questo tema è molto importante e valutare i luoghi dove vengono fatte le guardie mediche, perché non è possibile trovare una guardia medica in un territorio dove non c’è nessuno intorno, così queste donne medico devono portarsi il marito o il compagno perché hanno paura. Quindi non svolgono neanche il servizio con tranquillità, come invece dovrebbero».

Poi la prevenzione, dalle campagne informative alla formazione professionale. «Fare un’informazione nella società civile per far ricredere nel ruolo della professione sanitaria. Sempre di più adesso si ritiene che le persone debbano controbattere sulla propria salute, quindi dare delle indicazioni loro al medico come se ci fosse un senso di sfiducia che sta crescendo sempre di più nei confronti della classe medica. Quindi fare anche una contro informazione, dire di avere anche fiducia nei medici e questo potrebbe ovviamente contrastare il fatto che invece si viene sempre di più a chiedere di avere più salute ma a volte in maniera impropria. E poi fare la formazione. Tante Regioni lo stanno facendo, formazione con i professionisti per capire come potersi comportare in situazioni conflittuali, perché purtroppo abbiamo una società che è in conflitto sempre con tutto». Noi ovviamente quando saremo in Aula ripresenteremo gli emendamenti che riterremo importanti e poi vedremo che cosa deciderà il Governo, quando voteremo il provvedimento.

https://www.sanitainformazione.it/politica/ddl-antiviolenza-senza-fondi-la-denuncia-della-senatrice-boldrini-pd-ecco-cosa-non-e-stato-fatto/

http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/50764.htm

DDL PILLON: BATTUTA DI ARRESTO GRAZIE ALLA NOSTRA OPPOSIZIONE

Grazie al Pd e alla mobilitazione delle donne, il ddl Pillon e le altre proposte collegate sul tema “dell’affido condiviso” sono state accantonate nella commissione giustizia del Senato. Un primo stop fondamentale, la nostra battaglia continuerà alla presentazione del testo unificato a settembre.

Lo stop del ddl Pillon è un successo che dobbiamo interamente alla grande mobilitazione delle donne, alle quali il Pd è stato sempre accanto. Abbiamo sin da subito chiesto il ritiro della legge leghista contro i diritti delle donne e dei bambini, e continueremo a farlo. Ora la discussione riparte da zero. Abbiamo vinto la prima battaglia ma andremo avanti e vigileremo sulla nuova discussione che si riapre a settembre. Il Pd non è disponibile a sostenere un testo oscurantista e liberticida che rende difficile la separazione e il divorzio, che falsamente sostiene la bigenitorialità e introduce pericolosamente la Pas ( sindrome di alienazione parentale).

PRIMO PIANO BORSE STUDIO SPECIALIZZANDI: GOVERNO INTERVENGA IMMEDIATAMENTE SU IMBUTO FORMATIVO.

Dopo l’estenuante mail bombing dei giovani medici e degli specializzandi, preoccupati per il loro futuro e per quello della sanità pubblica, abbiamo ritenuto opportuno come Gruppo PD di promuovere una conferenza stampa per denunciare la carenza di borse di studio per i medici specializzandi e il relativo impatto negativo sul Sistema sanitario nazionale.

Ritengo che il ministro Bussetti e la ministra Grillo debbano intervenire immediatamente per rimuovere l’imbuto formativo, che impedisce a circa 12 mila medici abilitati di specializzarsi e che nel 2025 porterà a una carenza di 16500 medici specializzati nella sanità pubblica, a danno della salute dei cittadini. Come abbiamo chiesto più volte, le borse di specializzazione vanno aumentate subito, con una strategia per il futuro. Noi abbiamo operato in questo senso nella passata legislatura, ora serve un intervento deciso.

Gli interlocutori per risolvere questa questione che conosciamo bene sono tre: oltre alla ministra della Salute e al ministro dell’Istruzione, anche il ministro delle Finanze Tria. Le borse vanno aumentate, come abbiamo chiesto con vari emendamenti. Né si può pensare di ovviare alla carenza di medici specializzati richiamando i medici in pensione e i militari e assumendo gli specializzandi all’ultimo anno, come sta accadendo, servono più serietà e più equità. Fare errori oggi significa pagarli con gli interessi domani, serve una strategia per evitare di penalizzare i giovani e anche di danneggiare il livello di qualità della sanità pubblica. I giovani medici hanno chiesto di rimuovere al più presto l’imbuto formativo, aumentando già con il prossimo Def le borse di specializzazione da 8700 all’anno a 11 mila, attuale capienza massima della rete formativa. Hanno inoltre chiesto un piano per rendere più efficiente il sistema, aumentando gli ospedali in cui sia possibile effettuare la specializzazione e la qualità stessa dell’insegnamento, con la previsione di un core curriculum unico nazionale per ogni specializzazione e la rotazione degli ospedali in cui fare formazione.

DL CODICE ROSSO: OCCASIONE MANCATA, CODICE INSUFFICIENTE

Abbiamo perso l’occasione di fare del Codice Rosso uno strumento davvero utile a contrastare il drammatico fenomeno della violenza sulle donne. La maggioranza non ha nemmeno voluto prendere in considerazione uno solo degli emendamenti che abbiamo proposto: hanno bocciato in maniera burocratica e arrogante tutti i nostri emendamenti, senza mai entrare nel merito. Eppure molti nostri suggerimenti provavano a dare voce alle tantissime perplessità espresse da chi lavora nei centri antiviolenza, degli avvocati e dei magistrati, degli operatori, degli ufficiali di polizia giudiziaria di quanti o hanno a che fare con il contrasto alla violenza di genere. Nel merito questa legge affronta temi importanti, ma anche secondo gli operatori lo fa in maniera insufficiente. Così è per il collegamento del procedimento civile a quello penale, così è per la formazione per gli operatori: come si può attuare con una spesa invariata? Volevamo rafforzare le misure di tutela e protezione e quelle di contrasto al revenge porn, alla lesione del viso, ai matrimoni forzati, la maggioranza non ce l’ha permesso. E poi la norma principale: i 3 giorni concessi al magistrato per intervenire minano l’efficacia delle indagini, rischiano la vittimizzazione secondaria delle donne e anche di intasare le procure, soprattutto mettendo in seria discussione la possibilità di avvalersi di magistrati specializzati. Purtroppo ancora una volta è prevalsa la logica della propaganda su quella del buon governo.

Tutte e tutti siamo d’accordo sulla necessità di inasprire le pene nei confronti di quegli uomini che agiscono con violenza, ogni forma di violenza, contro le donne. Ma la repressione non basta. Anche perché se non si interviene prima per prevenire e dopo per evitare che succeda di nuovo, non riusciremo a produrre nessun reale cambiamento. Dobbiamo smettere di intendere la violenza sulle donne come un fenomeno emergenziale. Si tratta, piuttosto, di un problema strutturale della nostra società che va affrontato con strumenti e quindi risorse strutturali. Nel “codice rosso” ci sono le pene ma non ci sono né gli strumenti né gli investimenti – la lotta contro la violenza non si può fare a costo zero – per agire sulla prevenzione, sulle competenze di operatori, forze di polizia, psicologi, sul sostegno alle vittime, sulla necessaria e imprescindibile battaglia culturale da compiere. Recependo la Convenzione di Istanbul, il nostro Paese ha aderito a un approccio multidisciplinare e complesso nei confronti di un fenomeno che non può essere trattato solo attraverso politiche di tipo securitario come si è fatto invece con il “codice rosso”.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2019;69