Visita di una delegazione di bambini del Popolo Saharawi in Senato

Il 1 agosto si è svolto in Senato, nella Sala degli Specchi di palazzo Giustiniani, l’incontro tra la Presidente del Senato, sen. Casellati, e una piccola delegazione di bambini appartenenti al popolo Saharawi. L’incontro è stato promosso dall’Intergruppo Parlamentare “Amici del Popolo Saharawi” di cui sono componente, in collaborazione con la Rete Solidale Italiana con il popolo Saharawi che ogni anno accoglie all’incirca 400 bambini saharawi ed i loro accompagnatori, per i mesi di luglio e agosto, regalando un periodo di vacanza, occupandosi della loro salute, facendoli interagire con modelli culturali diversi e facendoli uscire per un momento dalla loro condizione di rifugiati di

La questione dell’autodeterminazione del popolo Saharawi, che da oltre 40 anni vive diviso, in parte nei campi di rifugiati in Algeria e in parte nel Sahara occidentale sotto il dominio del Marocco è una delle vicende più controverse della storia contemporanea.

Una guerra durata 15 anni, ufficialmente conclusa, anche se il conflitto in realtà non conosce tregua. Un referendum per l’indipendenza richiesto dall’Onu che non è mai stato fatto, dopo oltre 50 anni d’attesa.

Da 40 anni il popolo Saharawi vive nei campi profughi, sconta il non concluso percorso di decolonizzazione dell’ex patronato spagnolo e la popolazione ancora oggi vive ostaggio della dominazione straniera, addirittura segregata da uno dei muri più lunghi ora esistenti, 2. 720 km di lunghezza, con torrette di presidio e marcato da mine anti uomo. Un muro lungo più di 2.000 chilometri nel deserto africano.

La situazione del popolo Saharawi rappresenta un caso emblematico della nostra epoca, ancora dominata dalla costruzione di muri che non sono di difesa ma strumenti di oppressione e di emarginazione. La situazione del Sahara Nord occidentale rappresenta una tra le diaspore più lunghe della storia.

La presenza di questa delegazione di bambini del popolo Saharawi testimonia non solo la grande attenzione delle nostre Istituzioni ma anche che si può compiere un gesto simbolico per alzare il velo di complicità e di silenzio che avvolge la vicenda, nella speranza di contribuire a rimettere in moto un processo di riconoscimento giuridico. E’ molto importante tenere alta l’attenzione della comunità internazionale.

La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che “il diritto all’autodeterminazione è norma di diritto internazionale generale, fondamentale e di carattere universale. Il che implica che tutti la devono rispettare e tutti possono chiederne il rispetto. Di conseguenza, se non si conclude il processo di decolonizzazione si sta violando il diritto internazionale perché si sta violando il diritto fondamentale del popolo all’autodeterminazione. E questo è

E’ importante portare questi temi all’interno delle nostre istituzioni perché si svolga una riflessione non solo etica ma soprattutto politica sulla necessità di garantire il rispetto del diritto.

http://www.senato.it/4534?album_presidente=2501

DDL AGGRESIONI PERSONALE SANITARIO: MANCANO LE RISORSE

Il principio va benissimo, ma è nel metodo e nel merito che ci sono carenze. ci siamo accorti che è un testo purtroppo bandiera, perché intanto è con invarianza finanziaria e questo già dice cosa significa una proposta di legge che non ha fondi da poter utilizzare». Inoltre, «costituisce un Osservatorio, al quale fanno parte ovviamente il Ministero dell’Interno, il Ministero della Difesa e via dicendo, ma che fa una raccolta dati, un’analisi dei fatti per vedere poi cosa mettere in pratica per poter contrastare questo fenomeno. Un’altra cosa che fa è quella di aggiungere un’ulteriore aggravante all’articolo 61 del codice penale che dice che anche nei confronti delle professioni sanitarie c’è un’aggravante di reato, ma questo non risolve il problema».

Assenti alcune misure richieste dalle categorie coinvolte. «Ci hanno detto “benissimo che ci avete messo all’attenzione, ma ci aspettavamo molto di più”»,. Cosa? «Che le aziende si costituissero parte civile, tutti ce lo avevano chiesto. Tuttavia, questi emendamenti non sono stati accolti, come anche la proposta di indicare come luogo giuridico l’azienda invece del domicilio». Quest’ultima misura in particolar modo tutelerebbe l’operatore sanitario da «eventuali ripercussioni e proprio per dare l’idea che l’operatore non rimanga da solo di fronte a un caso di violenza».

Intervenire anche sulla “solitudine fisica” degli operatori sanitari. «Un altro emendamento importante era quello di considerare la valutazione del rischio nei luoghi dove si svolgono le attività. Faccio un esempio, abbiamo visto tante donne, soprattutto medico, che vengono aggredite mentre fanno la guardia medica. Noi abbiamo detto di fare una valutazione ulteriore visto che abbiamo il decreto legislativo 81 che su questo tema è molto importante e valutare i luoghi dove vengono fatte le guardie mediche, perché non è possibile trovare una guardia medica in un territorio dove non c’è nessuno intorno, così queste donne medico devono portarsi il marito o il compagno perché hanno paura. Quindi non svolgono neanche il servizio con tranquillità, come invece dovrebbero».

Poi la prevenzione, dalle campagne informative alla formazione professionale. «Fare un’informazione nella società civile per far ricredere nel ruolo della professione sanitaria. Sempre di più adesso si ritiene che le persone debbano controbattere sulla propria salute, quindi dare delle indicazioni loro al medico come se ci fosse un senso di sfiducia che sta crescendo sempre di più nei confronti della classe medica. Quindi fare anche una contro informazione, dire di avere anche fiducia nei medici e questo potrebbe ovviamente contrastare il fatto che invece si viene sempre di più a chiedere di avere più salute ma a volte in maniera impropria. E poi fare la formazione. Tante Regioni lo stanno facendo, formazione con i professionisti per capire come potersi comportare in situazioni conflittuali, perché purtroppo abbiamo una società che è in conflitto sempre con tutto». Noi ovviamente quando saremo in Aula ripresenteremo gli emendamenti che riterremo importanti e poi vedremo che cosa deciderà il Governo, quando voteremo il provvedimento.

https://www.sanitainformazione.it/politica/ddl-antiviolenza-senza-fondi-la-denuncia-della-senatrice-boldrini-pd-ecco-cosa-non-e-stato-fatto/

http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/50764.htm

DDL PILLON: BATTUTA DI ARRESTO GRAZIE ALLA NOSTRA OPPOSIZIONE

Grazie al Pd e alla mobilitazione delle donne, il ddl Pillon e le altre proposte collegate sul tema “dell’affido condiviso” sono state accantonate nella commissione giustizia del Senato. Un primo stop fondamentale, la nostra battaglia continuerà alla presentazione del testo unificato a settembre.

Lo stop del ddl Pillon è un successo che dobbiamo interamente alla grande mobilitazione delle donne, alle quali il Pd è stato sempre accanto. Abbiamo sin da subito chiesto il ritiro della legge leghista contro i diritti delle donne e dei bambini, e continueremo a farlo. Ora la discussione riparte da zero. Abbiamo vinto la prima battaglia ma andremo avanti e vigileremo sulla nuova discussione che si riapre a settembre. Il Pd non è disponibile a sostenere un testo oscurantista e liberticida che rende difficile la separazione e il divorzio, che falsamente sostiene la bigenitorialità e introduce pericolosamente la Pas ( sindrome di alienazione parentale).

PRIMO PIANO BORSE STUDIO SPECIALIZZANDI: GOVERNO INTERVENGA IMMEDIATAMENTE SU IMBUTO FORMATIVO.

Dopo l’estenuante mail bombing dei giovani medici e degli specializzandi, preoccupati per il loro futuro e per quello della sanità pubblica, abbiamo ritenuto opportuno come Gruppo PD di promuovere una conferenza stampa per denunciare la carenza di borse di studio per i medici specializzandi e il relativo impatto negativo sul Sistema sanitario nazionale.

Ritengo che il ministro Bussetti e la ministra Grillo debbano intervenire immediatamente per rimuovere l’imbuto formativo, che impedisce a circa 12 mila medici abilitati di specializzarsi e che nel 2025 porterà a una carenza di 16500 medici specializzati nella sanità pubblica, a danno della salute dei cittadini. Come abbiamo chiesto più volte, le borse di specializzazione vanno aumentate subito, con una strategia per il futuro. Noi abbiamo operato in questo senso nella passata legislatura, ora serve un intervento deciso.

Gli interlocutori per risolvere questa questione che conosciamo bene sono tre: oltre alla ministra della Salute e al ministro dell’Istruzione, anche il ministro delle Finanze Tria. Le borse vanno aumentate, come abbiamo chiesto con vari emendamenti. Né si può pensare di ovviare alla carenza di medici specializzati richiamando i medici in pensione e i militari e assumendo gli specializzandi all’ultimo anno, come sta accadendo, servono più serietà e più equità. Fare errori oggi significa pagarli con gli interessi domani, serve una strategia per evitare di penalizzare i giovani e anche di danneggiare il livello di qualità della sanità pubblica. I giovani medici hanno chiesto di rimuovere al più presto l’imbuto formativo, aumentando già con il prossimo Def le borse di specializzazione da 8700 all’anno a 11 mila, attuale capienza massima della rete formativa. Hanno inoltre chiesto un piano per rendere più efficiente il sistema, aumentando gli ospedali in cui sia possibile effettuare la specializzazione e la qualità stessa dell’insegnamento, con la previsione di un core curriculum unico nazionale per ogni specializzazione e la rotazione degli ospedali in cui fare formazione.

DL CODICE ROSSO: OCCASIONE MANCATA, CODICE INSUFFICIENTE

Abbiamo perso l’occasione di fare del Codice Rosso uno strumento davvero utile a contrastare il drammatico fenomeno della violenza sulle donne. La maggioranza non ha nemmeno voluto prendere in considerazione uno solo degli emendamenti che abbiamo proposto: hanno bocciato in maniera burocratica e arrogante tutti i nostri emendamenti, senza mai entrare nel merito. Eppure molti nostri suggerimenti provavano a dare voce alle tantissime perplessità espresse da chi lavora nei centri antiviolenza, degli avvocati e dei magistrati, degli operatori, degli ufficiali di polizia giudiziaria di quanti o hanno a che fare con il contrasto alla violenza di genere. Nel merito questa legge affronta temi importanti, ma anche secondo gli operatori lo fa in maniera insufficiente. Così è per il collegamento del procedimento civile a quello penale, così è per la formazione per gli operatori: come si può attuare con una spesa invariata? Volevamo rafforzare le misure di tutela e protezione e quelle di contrasto al revenge porn, alla lesione del viso, ai matrimoni forzati, la maggioranza non ce l’ha permesso. E poi la norma principale: i 3 giorni concessi al magistrato per intervenire minano l’efficacia delle indagini, rischiano la vittimizzazione secondaria delle donne e anche di intasare le procure, soprattutto mettendo in seria discussione la possibilità di avvalersi di magistrati specializzati. Purtroppo ancora una volta è prevalsa la logica della propaganda su quella del buon governo.

Tutte e tutti siamo d’accordo sulla necessità di inasprire le pene nei confronti di quegli uomini che agiscono con violenza, ogni forma di violenza, contro le donne. Ma la repressione non basta. Anche perché se non si interviene prima per prevenire e dopo per evitare che succeda di nuovo, non riusciremo a produrre nessun reale cambiamento. Dobbiamo smettere di intendere la violenza sulle donne come un fenomeno emergenziale. Si tratta, piuttosto, di un problema strutturale della nostra società che va affrontato con strumenti e quindi risorse strutturali. Nel “codice rosso” ci sono le pene ma non ci sono né gli strumenti né gli investimenti – la lotta contro la violenza non si può fare a costo zero – per agire sulla prevenzione, sulle competenze di operatori, forze di polizia, psicologi, sul sostegno alle vittime, sulla necessaria e imprescindibile battaglia culturale da compiere. Recependo la Convenzione di Istanbul, il nostro Paese ha aderito a un approccio multidisciplinare e complesso nei confronti di un fenomeno che non può essere trattato solo attraverso politiche di tipo securitario come si è fatto invece con il “codice rosso”.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2019;69

Boldrini su risposta interrogazione nutrie e allarme Confagricoltura

«Quasi 5 mesi per una risposta in cui non compare un’assunzione di responsabilità ma si declinano i motivi per non agire finanziariamente mi paiono tanti, soprattutto dato che l’allarme è reale e riguarda un comparto, come l’agricoltura, cui lo stesso Governo dice di guardare con attenzione». Così la senatrice Pd, Paola Boldrini, commenta la risposta ricevuta all’interpellanza sul ‘problema nutrie’ depositata lo scorso febbraio all’indirizzo del Ministro per le Politiche Agricole e Forestali, Gian Marco Centinaio. Interpellanza in cui, accogliendo l’allarme di Confagricoltura –  che paventava il danneggiamento del comparto, il depauperamento della fauna, il rischio idrogeologico e la mancanza di sicurezza per gli operatori dei mezzi -, chiedeva la destinazione di ulteriori risorse rispetto a quelle predisposte dalle Regioni che, come l’Emilia Romagna, tra le prime, si erano comunque dotate di un piano. Chiamando in causa la responsabilità delle Regioni in materia di risarcimento danni e l’articolo 7, comma 5 della legge 28 dicembre 2015 n.221, sulle “disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, il Governo ha risposto di ritenere che «siano state poste in essere – si legge nel documento – azioni importanti per contrastare il fenomeno». Seppure annuncia che un ‘Piano nazionale di gestione della Nutria’, sarà sottoposto al parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano e che «l’eventuale possibilità di individuare fondi statali destinati ad agevolare l’attuazione dei piani di controllo della nutria dovrà essere valutata in relazione alle diverse priorità di intervento nonché alla sua compatibilità con le esigenze di finanza pubblica». «Di fatto – chiude Boldrini – significa solo che ad oggi nulla si pensa di fare per aiutare economicamente. E lo si poteva dire, 5 mesi fa. Confido nel piano annunciato, ma ricordo che l’emergenza, soprattutto in territori come il nostro, è reale» .

Boldrini, interrogazione fusione Comuni

Una interrogazione al Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a risposta orale in Commissione Bilancio, per sapere «se il Governo intenda finanziare adeguatamente il Fondo di solidarietà comunale in merito al contributo erariale per l’anno 2019 destinato ai 67 Enti costituiti a seguito di fusioni e incorporazioni». In sintesi, per sapere se le ‘nuove Municipalità’ – nel ferrarese, Fiscaglia, Tresignana, Riva del Po e Terre del Reno – vedranno garantite le entrate previste per il 2019 evitando così di dover tagliare servizi a causa di una ripartizione di risorse statali che risulta oggi insufficiente rispetto ai bisogni dei Comuni, con oscillazioni al ribasso che vanno dal 21 al 58 per cento rispetto a quanto spettante. E’ quella sottoscritta dalla senatrice Pd, Paola Boldrini (presentata dal collega Antonio Misiani) e depositata ieri (mercoledì). Boldrini ricorda che «queste situazioni generano sfiducia nelle istituzioni, perché le fusioni sono state incoraggiate nell’ottica di un risparmio di risorse traducibili in una implementazione dei servizi a favore della collettività, di cui i cittadini – rimarca la senatrice – avrebbero quindi dovuto beneficiare, non avere danno». Il problema, come riporta il documento, era già stato sollevato, «quindi anticipato» dall’Anci. «Ora ci troviamo a dover risolvere una emergenza che tale avrebbe potuto non essere», il commento. Boldrini sposa la proposta del collega alla Camera, Luigi Marattin, di un sit-in, il prossimo 10 luglio, dei sindaci dei Comuni interessati davanti a Montecitorio per sollecitare il Governo a trovare una soluzione definitiva. 

 

Boldrini su Superstrada: “Pensare a metropolitana di superficie”

Boldrini su Superstrada pensare a metropolitana di superficie


«E’ tempo di pensare a soluzioni di lungo respiro e praticabili». Così la senatrice Pd, Paola Bodrini, interviene sulla questione ‘Superstrada’, per la cui manutenzione anche nel recente passato ha presentato interpellanze al Ministero dei Trasporti guidato da Danilo Toninelli affinché intervenisse con Anas per rendere il percorso sicuro a vantaggio di chi – lavoratori e turisti – lo percorre.  «Il fatto che un semplice tamponamento si trasformi in una Odissea come avvenuto domenica è inaccettabile. Sia per gli autisti sia per chi deve prestare soccorso, quindi tanto forze dell’ordine quanto sanitari. La mancanza di una terza corsia rende la Superstrada anacronistica e pericolosa. Forse è tempo – la proposta – di individuare un’altra soluzione, non alternativa ad una trasformazione in autostrada, che rimane auspicabile insieme a un eventuale futuro collegamento con la Cispadana. E parlo di rotaie. Ossia creare un collegamento ferroviario coi lidi. La stessa Regione – sottolinea la senatrice – ha lanciato l’idea della  metropolitana di superficie per collegare i lidi ravennati».  Boldrini sa bene che l’ipotesi potrebbe apparire una provocazione. «So bene però che i tempi per la realizzanda Cispasdana, per cui il dibattito  è sempre aperto, non sono brevi. Come so che ‘dibattito’ sarebbe mettendo il pedaggio sul tratto. E si perderebbero anni. Si può invece intanto avviare un confronto con Fer e il Comune di Comacchio, effettuare uno studio per valutarne fattibilità, costi, modi, tempi. Tra l’altro – chiude Boldrini – a giovarne sarebbe la sicurezza e l’aspetto ambientale, caro al territorio e al futuro dei giovani».

Boldrini, Mercatone Uno, interrogazione sui clienti

Cosa ne sarà dei danari spesi dai clienti del Marcatone Uno? Ossia dei cittadini che hanno fatto ordini e sono in attesa della merce? E’ quel che chiede la senatrice Pd, Paola Boldrini, prima firmataria di una interrogazione presentata venerdì all’indirizzo del Ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio. Premesso dunque che il fallimento del colosso ha avuto ripercussioni non solo sui lavoratori, ma anche sugli acquirenti che hanno effettuato pagamenti, «spesso attraverso finanziamenti», per cui stanno continuando a pagare rate; che stanno valutando l’ipotesi di una class action per fare rivalere i propri diritti, Boldrini e i colleghi sottoscrittori chiedono al titolare del Dicastero se non ritenga «doveroso occuparsi», parallelamente alle misure di tutela per i dipendenti che dall’oggi al domani si sono ritrovati senza lavoro, «dei cittadini che, in un rapporto fiduciario – rimarca Boldrini – hanno fatto acquisti allo stesso Mercatone Uno». E aggiunge: «E questo mentre probabilmente i vertici già conoscevano quelle che sarebbero state le sorti del brand».

Boldrini, interrogazione su FCA-VM Cento

CENTO. VM. La senatrice Pd, Paola Boldrini ci riprova, «sperando che ad arrivare sia una risposta certa, non parziale,  insoddisfacente e tardiva come quella ricevuta lo scorso febbraio su una interpellanza presentata a novembre 2018».  E annuncia così una interrogazione, che sarà presentata oggi (mercoledì) al Ministro del Lavoro Luigi Di Maio sulla questione FCA-VM, per cui è stato confermato il prolungamento della cassa integrazione, che giunge così al terzo mese consecutivo, al reparto progettazione e sviluppo. E questo mentre è imminente l’avvio della produzione del nuovo motore (evoluzione V6) che dovrebbe fungere da ‘polmone’ per lo stabilimento centese. Boldrini, temendo come il sindacato che vi sia una relazione tra il perpetrato utilizzo degli ammortizzatori sociali e il recente accordo tra FCA e Renault, chiede a Di Maio quali saranno le conseguenze della fusione per i lavoratori del comparto automotive, quindi anche del territorio. E denuncia come il Mise «evidentemente non presidi abbastanza, come avvenuto, senza spingerci troppo lontano nel tempo, col Mercatone Uno». La chiosa della senatrice: «Spero che il ministro non aspetterà tre mesi per rispondere, dato che il tema lavoro è tanto centrale quanto urgente».

Rassegna stampa:

Convegno su “Come ridurre il rischio ICA negli ospedali”

Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un problema globale che coinvolge fino al 15% di tutti pazienti ospedalizzati nel mondo. In Europa, circa 3.2 milioni di pazienti acquisiscono un’ICA ogni anno, e 37.000 muoiono come diretta conseguenza di tali infezioni, anche a causa dell’aumento di patogeni multiresistenti ad antibiotico (multi-drug resistant, MDR) associati alle ICA (1,2). Studi condotti in ospedali italiani mostrano un’incidenza del 5-10% con un tasso di mortalità fino al 20-30%.

Se ne è discusso in un convegno organizzato con la collaborazione di tutti i gruppi parlamentari della Commissione 12° Igiene e sanità del Senato ed appare evidente che il tema delle Infezioni ospedaliere rappresenti una sfida centrale per la sostenibilita’ del Sistema Sanitario alla quale tutte le Istituzioni e a tutti i livelli sono chiamati a collaborare.

L’intervento della Sen. Paola Boldrini:

https://mega.nz/#!DAxTWQ7T!EKl1zTT3fQD6W0NeRHtlVIvtVMxpOvFfwdvUpE35vN0

Boldrini, interrogazione Mercatone Uno

Un’interrogazione al Ministro del Lavoro, Luigi di Maio, con risposta in Commissione Lavoro e Previdenza Sociale per sapere quali «iniziative urgenti il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di garantire la salvaguardia dei circa 1800 lavoratori coinvolti dalla chiusura dei 55 punti vendita del Mercatone Uno, presenti in tutta Italia», tra cui 3 anche nella provincia di Ferrara. E’ quella presentata ieri (martedì), dalla senatrice Pd, Paola Boldrini, dal collega Edoardo Patriarca e sottoscritta altri senatori Pd. Partendo dalle modalità di comunicazione del fallimento del colosso ai dipendenti via Fb; ricordando che pur essendo la Shernong Holding già dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con sentenza del maggio 2018, si è comunque aggiudicata – grazie al riscontro positivo del Comitato di Vigilanza del Mise –  il Mercatone Uno (finito nel 2015  in amministrazione controllata); ribadendo la ‘gestione’ complicata, tra difficoltà di pagamento dei fornitori, fuga dei soci e recente annuncio ai sindacati di potenziali investitori, Boldrini e Patriarca denunciano di fatto il tardivo intervento del MISE e la poca vigilanza sull’attività della Shernon Holding Srl. «C’erano tutti gli elementi per evitare che la situazione non solo non degenerasse, ma addirittura non avesse inizio – il commento lapidario di Boldrini – . Spero che il Ministro abbia un piano B, veloce e rassicurante. E’ inammissibile che un lavoratore apprenda della propria sorte dai social, senza avere strumenti per affrontare la situazione. Pretendiamo – il monito – una risposta».

Rassegna stampa:

Boldrini su Sboccacantieri e Invitalia

«Lo sblocca cantieri mette a rischio la ricostruzione post sisma 2012 con pesanti ricadute anche sul piano occupazionale. Ci hanno bocciato gli emendamenti? Bene, non solo li ripresenteremo ma faremo una interrogazione per capire perché ci sono due pesi e due misure per l’Emilia Romagna e il Centro Sud». A lanciare allarme e monito è la senatrice Pd, Paola Boldrini, che già nei giorni scorsi era intervenuta denunciando la bocciatura, da parte “della maggioranza M5s-Lega, di un emendamento Pd, che avrebbe garantito continuità occupazionale a una ottantina di lavoratori, tra cui anche ferraresi, alle dipendenze di Invitalia”, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa di proprietà del Ministero dell’Economia. Tecnici che, come rimarca Boldrini, «dal 2012 seguono il processo di ricostruzione ma il cui contratto scade il 30 giugno senza possibilità di proroga a causa del decreto dignità». Una situazione che blocca sia occupazione che ricostruzione. «La nostra Regione – rimarca la senatrice – si è comportata in maniera virtuosa riuscendo nel difficile compito di fare tornare il territorio il più vicino possibile alla normalità in tempi celeri. Così si lasciano persone sulla strada, incompiuto il percorso, si disperdono le competenze acquisite». Boldrini ritiene che si possa cambiare direzione, alla luce «del differente trattamento riservato al Centro Sud egualmente colpito dal sisma». Di qui l’annuncio di nuovi provvedimenti: «Situazioni come questa sono inammissibili».

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Boldrini su dati Sole 24 Ore

La classifica sull’Indice della Salute pubblicata dal Sole 24 Ore, «oltre ad essere impietosa per Ferrara, rischia di generare un allarmismo dannoso. Gli indicatori presi a riferimento sono parziali, non automaticamente collegabili tra loro e inducono ad una lettura diversa da quella reale. E non tengono conto di normative che impongono  indicatori. Col rischio, purtroppo, di generare insicurezza nei cittadini». E’ lapidaria Paola Boldrini, capogruppo Pd alla Commissione Sanità del Senato, sulla fotografia scattata dal quotidiano. La classifica consegna a Ferrara la maglia nera – agli ultimi posti su tutti i fronti – su speranza di vita, utilizzo farmaci, incidenza infarto, mortalità per tumore. Boldrini, prima firmataria del Ddl da poco divenuto legge, che istituisce la rete nazionale dei Registri dei Tumori «inglobando così quelli regionali già esistenti»  e che una volta attuato a livello nazionale consentirà di disporre di informazioni sulla base di una suddivisione anagrafica, di genere, territoriale e per trattamenti effettuati, oltre che di misurare l’impatto dell’inquinamento ambientale sull’incidenza di patologie oncologiche, invita alla «prudenza». E mette in discussione gli indicatori scelti dal Sole –  dal tasso di mortalità alla recettività ed emigrazione ospedaliera, passando per l’aumento della speranza di vita e l’uso dei farmaci – che parla per primo di dati non esaustivi. «Confido – il commento di Boldrini – che col Registro dei Tumori si possa passare dalle interpretazioni ai fatti, tenendo conto delle specificità territoriali, anche in termini di popolazione. E confido che la stessa prassi la si utilizzi per altre patologie. Ad oggi, rilevo il risultato ingeneroso, viziato e in quanto tale pericoloso».

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